lunedì 12 novembre 2007

I mostri di go nagai, nipponico.com

Kemono
I mostri di Nagai Gou

di Cristiano Martorella

Il kanji che compone la parola kemono 4 marzo 2005. L'idea che i disegni animati siano prodotti inferiori e infantili esclusivamente dedicati ai bambini è un vecchio e irriducibile pregiudizio. Nonostante i bravissimi critici d'animazione che ci si sono in Italia, impegnati a contestare duramente una simile scempiaggine, questa stupida idea è ancora lontana dall'essere debellata. Viceversa in Giappone si è sempre avuto il massimo rispetto per l'animazione, e anche i prodotti per bambini hanno goduto di un'attenzione maggiore e di contenuti più evoluti. Un esempio lampante è fornito dal lavoro di Nagai Gou, un autentico classico della storia dell'animazione giapponese. Nelle sue opere la figura del mostro è sempre complessa e articolata, con una ricchezza che è derivata direttamente dal grande repertorio del fantastico nipponico. Qui ci concentreremo sui mostri delle serie robotiche, forse le più note in Italia.
In giapponese la parola kemono significa mostro, bestia. Kemono si può dire anche juu nella lettura on, ed essere usato in vari composti come vedremo in seguito. In base a distinzioni grafiche e alle diversità dei nomi, possiamo individuare una tipologia(1) per i mostri di Nagai Gou.

1. Mostri meccanici
2. Mostri organici mutanti
3. Mostri spaziali
4. Mostri mitologici
5. Mostri preistorici


Analizziamo la tipologia in base alle storie e alle vicende degli anime. Risulterà facile verificare e comprendere su quali elementi si basa questa classificazione dei mostri di Nagai Gou.

I mostri meccanici: megarobot

I mostri meccanici sono quelli che inaugurano le fortunate serie di Mazinga Z, in giapponese Majingaa Zetto(2). Creato nel 1972 dalla fervida immaginazione di Nagai Gou, Mazinga Z è il secondo "giant robot" della storia dell'animazione giapponese, essendo stato preceduto sullo schermo da Super Robot 28. I nemici di Mazinga Z sono gli automi, i robot inviati dal Dottor Inferno. Questi robot, in giapponese robotto oppure robo, hanno aspetto antropomorfo, simili a giganteschi guerrieri di ferro, e possono muoversi indipendentemente per eseguire i comandi e le missioni pianificate dal loro padrone. Si tratta di macchine che possiedono un grande potere distruttivo, però mancano di intelligenza e soprattutto sentimento. Il loro avversario, Mazinga Z, viene comandato da un dispositivo (pilder) nella testa del robot che contiene il pilota, fondendo così le caratteristiche umane ai poteri del robot. Questa combinazione risulta vincente perché gli eroi giapponesi, a differenza degli eroi americani, non vincono con l'uso della forza bruta, ma soltanto grazie alla volontà e alla forza morale che infonde coraggio e spirito di sacrificio.
I mostri meccanici, autentici robot, sono in questa fase molto simili alle macchine di altri film, disegni animati e fumetti dell'epoca(3). Essi sono creatura meccaniche con movimenti rigidi e impacciati, strutture pesanti di metallo scuro, leve e ingranaggi consumati dall'attrito. Insomma, come cantato nella sigla giapponese intitolata Majingaa Zetto, il robot è kuroganeshiro, letteralmente "una fortezza di metallo nero". Nonostante ciò le creature del Dottor Inferno sono sempre dei mostri terrificanti e pericolosi. La loro grandezza spropositata e le armi che possiedono hanno procurato loro una terribile fama e il nome di megarobot. D'altronde i megarobot hanno un aspetto guerriero inimitabile. Costruiti dagli antichi micenei con una tecnologia sconosciuta, sono dotati di armi offensive da taglio (spade, punteruoli, tridenti), missili e razzi di vario tipo, armi immobilizzanti (reti e catene), raggi ultrasonici, scariche elettriche, armi contundenti (magli, mazze ferrate e sfere di ferro), bombe a caduta libera. Un arsenale sufficiente a conquistare il mondo e distruggerlo. I megarobot restano comunque macchine simili ad aerei, carri armati, automi con braccia dotate di tenaglie, strumenti di guerra privi di raffinatezza. Quando vengono colpiti dai raggi di calore (l'arma chiamata breast fire di Mazinga Z) essi si fondono. Investiti dall'uragano di ruggine (rust hurricane) essi diventano rossi per la corrosione e si accartocciano. Sono macchine e così vengono distrutte. Vanno in mille pezzi quando sono investiti dal pugno al razzo (rocket punch). La loro forza è anche la loro debolezza.

I mostri meccanici: ufo robot


Altre macchine, altri robot, questa volta provenienti dallo spazio, sono i dischi volanti mostri. Si chiamano enbanjuu, letteralmente "disco mostro". I dischi mostri sono anche detti ufo robot (yuufoo, nella trascrizione giapponese). Essi si contrappongono a Goldrake (nella versione giapponese Grendizer, trascritto anche Gurendaizaa), un robot combinabile con un'astronave disco volante proveniente dal pianeta Fleed e divenuto difensore della Terra. I dischi mostri (enbanjuu) non hanno molte versioni e varianti. Sono dischi volanti piatti che possono aprirsi facendo uscire un mostro robot dotato di artigli e armi.
Ricordiamone alcuni tipi. Enbanjuu Jinjin è un disco che contiene all'interno una specie di robot granchio dotato di lunghe chele con cui afferra e blocca l'avversario. Enbanjuu Gubigubi si apre componendosi in quattro grossi dischi appoggiati su un enorme artiglio. I dischi esterni sono dotati di punte e ruotano divenendo armi d'offesa. Più interessante è Enbanjuu Koakoa, un ufo robot costituito da tre sfere di luccicante metallo che volano a una certa distanza fra di loro avvolte da un plasma infuocato. Questo plasma ha la duplice funzione di fornire una protezione come scudo e d'essere un'arma da lanciare sul nemico.

I mostri organici mutanti: sentoujuu

Mostro demoniaco contro Getter RobotUfo robot e megarobot sono mostri meccanici, invece sono mostri organici le creature mutanti di Micene (Mykonos). La storia fantascientifica narra che gli antichi abitanti di Micene erano dei terribili guerrieri che usando armi nucleari subirono spaventose mutazioni genetiche divenendo mostri bestiali. In questo caso la parola giapponese kemono è appropriata. Infatti kemono in inglese sarebbe tradotto con beast. I mostri micenei sono creature ibride fra umani e animali come tigri, rettili, pesci e insetti. Essi sono chiamati sentoujuu ossia "mostro da combattimento".
Bisogna premettere che la distinzione fra mostro organico e mostro meccanico nelle storie di Nagai Gou non è ben netta. Spesso la creatura è un cyborg dove carne e sangue si mischiano a strutture metalliche. Soltanto lo studio della trama e l'osservazione dei particolari può aiutare a definire meglio il mostro.
I mostri mutanti chiamati sentoujuu non sono macchine, ma possono parlare, pensare e agire liberamente provando sentimenti, in particolare l'odio, l'ira, la vendetta, lo stupore, la soddisfazione nell'infliggere il dolore, il disprezzo dell'avversario, la presunzione e la tracotanza. Insomma, i sentimenti adatti all'animo di un mostro. Il capo dei mostri combattenti è il Generale Nero, nell'originale giapponese Ankoku Daishougun (Grande Generale dell'Oscurità), una creatura antropomorfa dotata di corazza da samurai e una faccia parlante nel centro del petto, armato di spada con catena, calza ai piedi due grossi corni. Il Generale Nero dispone di sette armate infernali poste al centro della Terra, seppellite nelle profondità delle viscere del pianeta fra fiumi di lava, miasmi di gas tossici e caverne tenebrose. Comandante della più forte armata è Juuma Shougun, letteralmente il Bestiale Generale Demoniaco, essere con un busto umano con una criniera leonina fissato su un corpo di drago alato. Al centro del petto il mostro Juuma ha il volto di un insetto dotato di rostro e al posto della mano destra ha una testa quasi scheletrica. Nell'altra mano impugna una scure. Altri mostri combattenti sono Baadian, Jaraga, Raigoon, Suraba, Dante. Jaraga, il cui nome intero è Hachuuruikei Sentoujuu Jaraga (Mostro combattente dall'aspetto di rettile), è una serpe con una testa di donna su un'estremità della coda, e dall'altra parte il capo di un cobra. Sputa un veleno capace di fondere qualsiasi metallo. Baadian è un uccello simile a un avvoltoio con la testa di un vecchio al centro del petto. Suraba è un mostro pesce con una faccia di donna. Raigoon, il cui nome intero è Konchuukei Sentoujuu Raigoon, è un orribile insetto gigante. Dante, il più interessante e originale, è un Akuryou, cioè un mostro demone costituito da un grosso mantello sospeso in aria con due braccia scheletriche e una testa azzurra piccola sormontata da un teschio. Egli è capace di creare un vortice fortissimo sotto il mantello e investire così l'avversario.

I mostri spaziali: uchuu kaijuu

Getter RobotA metà strada fra la macchina e l'organismo vivente, i mostri spaziali, in giapponese uchuu kaijuu, uniscono le caratteristiche cibernetiche che rendono potente il mostro alla natura intelligente e feroce dell'animale. Questi cyborg mostruosi sono creati da extraterrestri spietati che vogliono conquistare la Terra. Hanno poteri straordinari che provengono dalla tecnologia aliena e dalle proprietà insite nella loro struttura.
Kuumajuu Gurangen, letteralmente mostro demoniaco del cielo, è una ributtante creatura color roseo violaceo con due braccia e due gambe tentacolari capaci di stritolare l'avversario. Ketsugoujuu Bongu è un mostro combinabile costituito da pezzi di aerei e carri armati capaci di staccarsi, attaccarsi e ricomporsi. Dalle canne dei cannoni lancia getti di fuoco e dalle gambe partono missili. Kouhajuu Pikudoron è un mostro temibile. Pikudoron è il mostro splendente dotato su tutto il corpo di un manto di luce dorata che è uno schermo invalicabile. Nessuna arma può scalfirlo e i raggi radioattivi vengono assorbiti e tramutati in energia che potenzia il mostro. Lo stesso manto luminoso può scagliare le frecce di luce capaci di far esplodere qualsiasi robot. Spaventoso e inarrestabile è Girugirugan, un mostro spaziale invincibile. Si nutre di ferro accrescendo la sua mole. Nato da un uovo posato da un disco volante, ha inizialmente le sembianze di un dinosauro. Poi dal suo corpo spunta il busto di un mostro antropomorfo con la testa a forma di stella. Assorbendo l'energia necessaria completa la trasformazione. Girugirugan è un mostro immenso di colore arancione, con due braccia dotate di mani con dita lanciamissili, piedi con artigli, ali gigantesche di pipistrello che emettono luce abbagliante, due enormi falci al fianco. Soltanto Getter Robot e Great Mazinger alleati insieme riusciranno a sconfiggerlo dopo una battaglia estenuante.

I mostri mitologici

La passione di Nagai Gou per i mostri mitologici è confermata da molti episodi delle serie a disegni animati. Il mostro mitologico più citato è Yamata no Orochi, letteralmente "il grosso serpente dalle otto biforcazioni". Si tratta del mostro della leggenda giapponese, il gigantesco serpente con otto teste e otto code che fu sconfitto dal dio Susanoo. Nagai Gou lo riporta in vita più volte. Nella serie Jeeg Robot d'acciaio (in giapponese Koutetsu Jiigu), il mostro Orochi è un'astronave del regno degli Haniwa. Invece nel film Kessen Daikaijuu, il mostro Orochi è resuscitato nutrendosi del petrolio che l'inquinamento ha riversato in mare. Nella più grande e spettacolare battaglia degli eroi giapponesi è impegnata un'intera armata di robot (robo gundan) fra cui Goldrake, Great Mazinger e Getter Robot G. Il mostro è insensibile ai missili e la sua mole immensa lo rende addirittura resistente alle armi più potenti. Addirittura Tetsuya, il pilota del Great Mazinger, verrà ingoiato col suo robot e uscirà fortunosamente attraversando l'intestino. L'unico modo per sconfiggerlo è facendogli ingoiare i serbatoi del gas delle raffinerie per innescare un'esplosione immane accesa dai raggi dei robot.
La serie di Jeeg Robot d'acciaio, già citata in precedenza, contiene altri importanti e numerosi riferimenti alla mitologia. I nemici di Jeeg sono gli Haniwa (Haniwa genjin), un'antica popolazione del Giappone realmente esistita intorno al III-VI secolo d.C., ripresa da Nagai Gou in un'ottica quasi horror. Infatti nell'anime essi sono rappresentati come zombi che spuntano dal terreno, oppure fantasmi terrificanti. Anche la regina Himika, nell'originale giapponese Himiko, è una creatura mostruosa che unisce l'antico fascino e la bellezza della sciamana alla cattiveria dell'essere reietto e dimenticato.
Un mostro famosissimo di Nagai Gou tratto dalla mitologia è Silen. Silen, in alcuni adattamenti italiani Silene, è la trascrizione modificata della parola siren ossia sirena. In giapponese il suo nome è Shireenu. L'autore si è ispirato al mito originario dell'antica Grecia, quando le sirene erano raffigurate come creature metà uccello e metà donna, prima che si affermasse la versione moderna metà pesce e metà donna sostenuta dalla fiaba di Hans Christian Andersen. Silen ha due grandi ali scure attaccate sul capo, e artigli alle mani e ai piedi. Il colore del suo corpo è verde. Nonostante tanta mostruosità il suo corpo conserva la linea seducente di una donna con gambe snelle, vita stretta, seno prosperoso. Il volto è ben proporzionato con un naso piccolo, occhi espressivi e grandi, bocca carnosa. L'intera storia dei disegni animati di Devilman, in giapponese Debiruman, riprende vicende tratte da leggende varie. La tribù dei demoni è un concentrato di mostri mitologici attinti dalla tradizione giapponese e dalla narrativa straniera. Ci sono anche creazioni originali come Bugo, un mostro orripilante di consistenza gelatinosa che cambia forma passando dall'aspetto di una manta con innumerevoli occhi sparsi sul dorso alla sembianza di una viscida lumaca con un corno dotato di una bocca dentata e molli tentacoli strangolatori.
Prima di passare avanti, è doverosa una precisazione. I rapporti fra animazione e cinema giapponese sono molto forti e con una continuità sconosciuta altrove. Si capisce così come i mostri degli anime siano debitori al genere cinematografico dei kaijuu eiga (film di mostri). Innanzitutto è fondamentale il contributo del regista Honda Ishirou(4), autore di Godzilla (1954), il celebre mostro dalle sembianze di drago (il nome giapponese è Gojira ed è stato creato fondendo le parole gorira e kujira, gorilla e balena). Godzilla è importante perché introduce un tema ripreso in seguito dalla fantascienza. Godzilla è un mostro mutante, un dinosauro risvegliato dall'esplosione di una bomba atomica sperimentata negli atolli dell'Oceano Pacifico. Le radiazioni hanno reso Godzilla più forte e capace di incenerire ogni cosa con un getto infuocato fuoriuscito dalla bocca. La mutazione è una variabile che arricchisce la storia, inoltre aggiunge un elemento di complessità nella genesi della creature mostruose.

I mostri preistorici: i megasauri

I dinosauri, mostri preistorici di un lontano passato, tornano sulla Terra per distruggerla nella serie intitolata Getter Robot (nell'adattamento italiano Space Robot). Il mostro di questa particolare serie animata non è un robot meccanico, nemmeno una creatura fantastica, ma veri animali che hanno conservato gli istinti bestiali, soprattutto l'intelligenza capace di sfruttare la tecnologia. I megasauri utilizzano armi e corazze per diventare mecha sauri, ossia dinosauri potenziati dalla tecnologia. Così ritorna un tema tipico dei disegni animati di Nagai Gou: il mecha corpo. Il robot è una armatura che aumenta la forza limitata degli esseri viventi. Però ciò che determina l'autentica potenza è la forza spirituale. La sigla giapponese di Getter Robot è chiarissima. Mitsu no kokoro ga hitotsu ni nareba, hitotsu no seigi wa hyakuman power. Se tre cuori diventano uno solo, una sola giustizia con la forza di un milione.
Un altro aspetto della serie è interessante. I tre velivoli che compongono Getter Robot hanno nomi di animali, animali totemici direbbero gli antropologi: Eagle, Jaguar, Bear (Aquila, Giaguaro, Orso). Lo stesso robot Getter One ha l'aspetto di un drago ed è armato di scure a forma di clava preistorica. Così come Mazinga Z, anche Getter Robot oppone alla mostruosità dei suoi nemici una forza altrettanto terribile, soprattutto simile. Come negli schemi concettuali scoperti dagli antropologi nei popoli antichi, l'eroe assorbe la forza del nemico che sconfigge, così anche le sue caratteristiche. Il mostro non è qualcosa di lontano e diverso, ma qualcosa che convive con noi.

Le considerazioni sull'educazione dei bambini

Il discorso sui mostri di Nagai Gou è terminato, e il fan dell'animazione potrebbe finire qui la lettura. Però come educatori e divulgatori non possiamo esimerci dal considerare i risvolti psicologici della figura del mostro.
Purtroppo in Italia sta avvenendo qualcosa che è estremamente grave. Un gruppo di psicologi, organizzati politicamente e sovvenzionati dalle istituzioni, sta affermando da decenni che i disegni animati giapponesi sarebbero dannosi per la salute dei bambini. Queste dichiarazioni sono profondamente false e smentite dalle ricerche serie di psicologi meno faziosi. I risultati concreti di questa campagna diffamatoria sono stati due: il trauma dei bambini nati negli anni '70 che hanno subito la proibizione e la censura da parte delle istituzioni del loro programma televisivo preferito; la nomina di questi sedicenti esperti in commissioni di controllo e censura dell'immaginario infantile.
Sembrerà straordinario eppure nessun regime autoritario ha posseduto strumenti di repressione infantile come quelli organizzati dalle odierne democrazie liberali. La spiegazione è semplice. Si può tollerare e ignorare questa repressione perché rivolta contro una cultura straniera (la cultura giapponese) e applicata in nome della difesa della salute dei bambini. Si tratta di una censura conciliante, una violenza edulcorata e rassicurante. Essa preferisce il consenso al posto della coercizione. La censura odierna è molto diversa così da quella del passato.
Per fortuna non tutti gli psicologi sono mitomani esaltati in cerca di una facile carriera a scapito della libertà dei bambini. C'è ancora chi applica criteri scientifici alle analisi che svolge, senza confondere la politica e l'ideologia con la psicologia. Gli psicologi più avveduti hanno sempre rimarcato l'importanza formativa nell'educazione del bambino data dal confronto con la figura del mostro rappresentato nella narrativa.
Fu soprattutto Bruno Bettelheim(5) a spiegare la funzione del mostro nella fiaba come elemento propositivo della psicologia evolutiva. Secondo Bettelheim, le storie di mostri aiutano i bambini ad affrontare le proprie paure e vincerle. Più i mostri sono spaventosi, meglio è. Così il bambino impara a sconfiggere ogni minaccia. Il bambino, grazie alla sua crescente capacità di affrontare il mondo, può avere un maggiore contatto con gli altri e con più ampi aspetti della realtà.
Ricordiamo che il bambino ha bisogno soprattutto di ricevere suggerimenti in forma simbolica circa il modo di affrontare i problemi. Il bambino si identifica con l'eroe delle storie, e grazie a questa identificazione egli immagina di sopportare con l'eroe prove e tribolazioni, e trionfa con lui quando coglie la vittoria. Questo ci insegna la psicoanalisi di Bruno Bettelheim(6).
Allora ci si chiede perché ci siano degli psicologi che vogliono impedire ai bambini di crescere, proibendo i disegni animati giapponesi e i loro mostri necessari allo sviluppo infantile. Ignoranza e malafede sono i peggiori mostri che l'umanità debba affrontare. Combatterli è il dovere di ogni uomo o donna che voglia avere ancora speranza nel futuro.

Note

1. Questa tipologia non è obbligatoria e rigida. Chiunque può semplificarla o arricchirla. Risulta comunque utile per la comprensione del genere.
2. Alcuni dei mostri che citeremo sono apparsi in diverse vecchie pellicole cinematografiche poi riproposte anche in VHS. Versioni italiane: Ufo Robot contro gli invasori spaziali (1996. Regia di Mori Toshio. Cinehollywood, Milano); Mazinga contro gli Ufo Robot (1995. Regia di Mori Toshio. Cinehollywood, Milano). Versioni originali: Gureeto Majingaa tai Gettaa Robo G (1975. Touei Douga, Tokyo); Yuufoo Robo Gurendaizaa tai Gureeto Majingaa (1976. Touei Douga, Tokyo); Gurendaizaa, Gettaa Robo G, Gureeto Majingaa Kessen Daikaijuu (1976. Touei Douga, Tokyo); Majingaa Z tai Debiruman (1973. Touei Douga, Tokyo); Majingaa Z tai Ankoku Daishougun (1974. Touei Douga, Tokyo).
3. Un esempio e modello di robot nello stile degli anni '50 e '60 dello scorso secolo è Robbie (spesso scritto anche Robby) del film Il pianeta proibito (1956) e Il robot e lo Sputnik (1957). Questo modello è rimasto impresso nell'immaginario collettivo finché non si affermò l'androide dalle sembianze umane descritto in Terminator (1984).
4. Sui valori educativi dei film di Honda Ishirou si consulti il seguente articolo: Cristiano Martorella. Dai dischi volanti a Godzilla, in "LG Argomenti", anno XXXVI, n. 4, ottobre-dicembre 2000, pp.22-27.
5. Cfr. Bruno Bettelheim. 1984. Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe. Feltrinelli, Milano.
6. Ci piace ricordare che Bruno Bettelheim ha combattuto realmente contro i mostri della storia. Infatti fu internato per un anno nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. Quest'uomo è stato in grado di capire cosa sono i mostri e come affrontarli perché li ha visti con i suoi occhi.

Bibliografia

Ghilardi, Marcello. 2003. Cuore e acciaio. Estetica dell'animazione giapponese. Esedra, Padova.
Lurcat, Liliane. 1985. Il bambino e la televisione. A cinque anni solo con Goldrake. Armando, Roma.
Martini, Alessia. 2004. I robottoni. Dalle corna di Go Nagai. Edizioni Il Foglio, Piombino.
Martorella, Cristiano. Dai dischi volanti a Godzilla, in "LG Argomenti", anno XXXVI, n. 4, ottobre-dicembre 2000.
Martorella, Cristiano. A scuola con i Pokémon, in "Bambini", anno XVII, n. 9, novembre 2001.
Martorella, Cristiano. Quando i Pokémon sono più educativi degli educatori, in "Kappa Magazine", n. 104, febbraio 2001.
Miyahara, Koujirou e Ogino Masahiro. 2001. Manga no shakaigaku. Sekaishisousha, Kyoto.
Pellitteri, Marco. Non esistono cartoon cattivi!, in "Liber", n. 46, aprile-giugno 2000.
Pellitteri, Marco. Dalla parte dei giapponesi. Da Heidi a Goldrake, in "Il Pepeverde", anno I, n. 3, 2000.
Pellitteri, Marco. Le nuove frontiere dell'immaginario, in "LG Argomenti", anno XXXVI, n. 4, ottobre-dicembre 2000.
Pellitteri, Marco. 1999. Mazinga Nostalgia. Storia, valori e linguaggi della Goldrake-generation. Castelvecchi, Roma.
Pellitteri, Marco (a cura di). 2002. Anatomia di Pokémon. Cultura di massa ed estetica dell'effimero fra pedagogia e globalizzazione. Seam, Roma.
Pellitteri, Marco. 2004. Conoscere l'animazione. Forme, linguaggi e pedagogie del cinema animato per ragazzi. Valore Scuola, Roma.
Prandoni, Francesco. 1999. Anime al cinema. Storia del cinema d'animazione giapponese 1917-1995. Yamato Video, Milano.
Raffaelli, Luca. 1994. Le anime disegnate. Castelvecchi, Roma.
Yamaguchi, Yasuo. 2004. Nihon anime ze
nshi. Ten Books, Tokyo.


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